I nidi di legno sui palazzi di Milano? Sono installazioni dell’artista giapponese Tadashi Kawamata

di Francesca Bonazzoli

La mostra si intitola «Nests in Milan» (nidi a Milano). Kawamata ha realizzato gli interventi su alcuni edifici del centro: galleria Building, Grand Hotel et de Milan, Fondazione Cariplo e Palazzo di Brera

Di solito è una strada tranquilla e anonima, ma negli ultimi giorni la via Monte di Pietà è al centro dell’attenzione dei milanesi che amano postare sui social le foto della città. All’inizio sono apparse immagini di una strana impalcatura in costruzione: sbilenca, fragile, piena di buchi, eretta senza ponteggi di acciaio, ma solo con legno e chiodi. Forse qualcuno più generoso avrà persino chiamato i vigili o l’ispettorato del lavoro per segnalarne la pericolosità. Per di più l’accozzaglia di assi di legno rimaneva sospesa da terra, costruita direttamente sulla facciata del palazzo che ospita al piano terra le vetrine dalla galleria Building. E proprio qui va cercato l’autore di questa che non è un’impalcatura, ma un’installazione dell’artista giapponese Tadashi Kawamata: un nido di legno, come quelli che costruiscono le rondini sotto i tetti.

La mostra «Nests in Milan»

Invitato dalla galleria per la mostra intitolata «Nests in Milan» (nidi a Milano, dal 31 marzo al 23 luglio), l’artista di Hokkaido, classe 1953, ha realizzato altri tre interventi pubblici, sempre in edifici delle vicinanze: Grand Hotel et de Milan, Centro congressi Fondazione Cariplo e Cortile della Magnolia nel Palazzo di Brera. Le costruzioni lignee di Kawamata non sono una novità in Italia: nel 2013, per esempio, aveva edificato su un cornicione di Palazzo Strozzi, a Firenze, una catapecchia come quelle che sorgono nelle favelas. O ancora, a Napoli, un grande padiglione all’interno del chiostro di Santa Caterina a Formiello e a Venezia, l’artista è stato protagonista del Padiglione giapponese alla Biennale del 1982.

Le riflessione urbanistica

All’inizio di un’attività cominciata molto presto con progetti studiati per suscitare attenzione sul contesto sociale e le relazioni fra i luoghi e gli abitanti, i rifugi di legno di Kawamata portavano con sé una riflessione urbanistica, se non politica. Ora, come qui a Milano, hanno più un valore estetico e immaginifico. Dalle prime costruzioni di forme astratte, passando per le baracche e approdando al nido, le strutture sono diventate via via interventi rassicuranti e poetici. Nella lettura che ne propone la curatrice della mostra, Antonella Soldaini, «Il loro aspetto è elegante e delicato e rimanda a una sofisticata concettualità, le cui origini sono da individuarsi nella visione di una realtà in continuo movimento, transitoria, fluttuante e soggetta al passare del tempo. Un modo di concepire la vita che ha la sua fonte primaria nella cultura giapponese». Chissà se questi nidi avrebbero lo stesso effetto poetico se costruiti nei condomini scrostati di San Siro. Potrebbe essere una sfida per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera che nei prossimi giorni saranno invitati a partecipare a una serie di laboratori.

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27 marzo 2022 (modifica il 27 marzo 2022 | 15:04)

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