Discriminazioni di genere, la Lombardia discute la sua legge (in ritardo): ecco cosa prevede

di Stefania Chiale

Via all’iter del progetto di legge regionale contro le discriminazioni omolesbobitransfobiche. La Lombardia è in ritardo: dal Piemonte alla Sicilia, la legge è già stata approvata in 9 Regioni. Dalle scuole ai percorsi sanitari, i punti in discussione

Dopo 10 anni da quando è stata scritta e con 10mila firme raccolte in questi mesi grazie alla petizione sul sito di «All Out», dall’11 maggio prenderà il via l’iter di discussione del pdl 109 Nanni — «Norme contro la discriminazione determinata dall’orientamento sessuale e identità di genere», il progetto di legge regionale contro le discriminazioni omolesbobitransfobiche in Lombardia a prima firma del consigliere M5S Simone Verni. La Lombardia arriva in ritardo sul tema: altre nove regioni hanno già una legge di questo tipo (Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Sicilia) e in altre tre è stata depositata (Lazio, Puglia e Campania).

La relatrice Alessandra Cappellari

La legge è stata calendarizzata e partirà in discussione nelle commissioni congiunte II e III del consiglio regionale lombardo. «Si tratta di un momento storico per Regione Lombardia, che non si è ancora dotata di una normativa dedicata. Un percorso iniziato 10 anni fa da Iolanda Nanni e che tocca i diritti e aumenta le tutele delle persone LGBTQIA+. Grazie al consigliere di +Europa Radicali Michele Usuelli è stata calendarizzata e inizierà il suo percorso in commissione congiunta». Con la speranza che arrivi in Aula per essere discussa e approvata. Relatrice della legge sarà la presidente della II commissione Alessandra Cappellari e le sedute saranno aperte al pubblico, con dirette streaming e registrazioni audio. «È molto importante essere presenti ad ascoltare perché i cittadini ci possono aiutare a sottolineare le eventuali inadeguatezze del dibattito, anche lessicali e semantiche, ed essere il termometro nel valutare l’adeguatezza complessiva di questo consiglio regionale», commenta Usuelli. Che promette: «Anche quest’anno tenteremo di ottenere il patrocinio non oneroso del consiglio regionale al Gay Pride di Milano».

Non è una copia del ddl Zan

Il pdl Nanni «non è un copia e incolla del ddl Zan», tiene a precisare il consigliere di +Europa: «Non avendo la Regione competenze sul tema giudiziario, eventuali condanne non sono previste in questa proposta di legge, e questo è un fattore di semplificazione per il dibattito». Cosa prevede la proposta di legge? E quindi cosa cambierà in Lombardia se sarà approvata? Il testo prevede l’attivazione di percorsi di sensibilizzazione nelle scuole: se approvato, porterebbe per legge questi temi all’interno delle scuole. E ancora: la formazione ai dipendenti della pubblica amministrazione, gli incentivi (come la riduzione dell’Irap) alle aziende che si adeguano agli standard internazionali sulla responsabilità sociale, la creazione di percorsi sanitari specializzati per l’assistenza delle persone in transizione di genere, l’accesso ai servizi, azioni per favorire l’inserimento lavorativo di persone discriminate o esposte al rischio di esclusione sociale, l’ampliamento delle competenze del difensore regionale.

La comunità gay e l’ondata di bullismo

Con questa proposta di legge «si è cercato di raccogliere le necessità profonde dentro la nostra comunità. Non è superata l’omotransfobia: è ancora pervasiva in tanti contesti della vita quotidiana delle persone», spiega Davide Podavini, presidente di Coming-Aut Lgbt+ Community Center. Che si concentra sull’importanza della formazione nelle scuole, perché questo è un pdl che «vuole combattere l’omotransfobia attraverso la cultura e la conoscenza»: «Oggetto dell’apprendimento è il sapere condiviso. E dentro questo sapere condiviso c’è anche il fatto che l’omosessualità è una condizione naturale dell’essere umano». Purtroppo però i dati del Miur sul bullismo scolastico raccontano quanto sia ancora lontana la realtà dei fatti: «Nel 2021 il 22,3% della popolazione scolastica ha subito episodi di vittimizzazione e il 18% di bullismo. Il 5% dichiara di aver subito occasionalmente episodi di bullismo in riferimento alla propria identità di genere e all’orientamento sessuale, l’1% in maniera sistematica». Con questo pdl depositato e calendarizzato «per la prima volta Regione Lombardia accetta l’esistenza del problema e lo affronta».

Le richieste di aiuto

Antonia Monopoli, responsabile da dodici anni dello Sportello Trans Ala Milano onlus, riceve tantissime richieste al giorno: «Purtroppo le necessità sono ancora le stesse di dieci anni fa. Non si può più sentire che una transessuale sia ricoverata al Niguarda all’interno di un reparto maschile. Né che a San Vittore siano inserite nell’ala maschile o che siano continuamente bocciate le rischiate di affitto alle persone transessuali». È fondamentale che «Regione Lombardia ci dica cosa pensa di questi temi», dice il segretario generale Arcigay Gabriele Piazzoni: «A livello nazionale si è deciso di non discutere di questi temi, come abbiamo visto col ddl Zan. Spero che si riesca ad uscire dalla commissione e ad arrivare in aula, così che il dibattito diventi pubblico. Le forze progressiste della Lombardia devono unirsi perché questo accada».

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10 maggio 2022 (modifica il 10 maggio 2022 | 20:03)

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