La riduzione delle accise sui carburanti e quindi del loro prezzo di vendita di 25 centesimi (grazie al taglio delle imposte che con la decurtazione dell’Iva sale fino a 30 centesimi) innesca a sorpresa la reazione in controtendenza di Trasport&Environment che da sempre si batte per la riduzione delle emissioni di Co2 sostenendo interventi green a Bruxelles nei tavoli della commissione Ue. Secondo un loro report il taglio dei costi alla pompa del carburante deciso dai governi della Ue premierà in massima parte gli automobilisti più ricchi, principali beneficiari di un’operazione dal costo complessivo di 8,6 miliardi di euro.
La spesa prevista per l’Italia ammonta finora a 978 milioni di euro ed è la quarta più alta d’Europa dopo quelle stimate per Francia (3 miliardi), Polonia (1,4) e Paesi Bassi (1,36). In media, segnala l’analisi, i consumatori che rientrano nella classe di reddito più alto riceveranno un “premio 8 volte superiore rispetto ai più poveri”. A fronte di queste cifre, suggerisce quindi T&E, i Paesi Ue dovrebbero seguire una strategia diversa tassando le importazioni di petrolio dalla Russia per finanziare la spesa sociale e promuovere la sicurezza energetica del Continente.
Un provvedimento in energia che in Italia conferma che larga parte dei 4,4 miliardi di euro, necessari per fare fronte alle conseguenze economiche del conflitto, sono garantiti dal prelievo sugli extraprofitti delle aziende energetiche. Una tassa una tantum che vale 3,98 miliardi di gettito e che consente al governo di finanziare misure molto costose, come il taglio delle accise fino alla fine di aprile di 0,25 euro al litro sui prezzi dei carburanti (l’intervento richiede 588 milioni di euro), oltre che il contributo in favore delle imprese per la spesa energetica sostenuta nel secondo trimestre (in questo caso servono 863 milioni, l’intervento più costoso del decreto).
Ma che non trova d’accordo T&E: «Nonostante affermino di stare dalla parte dell’Ucraina, i governi UE non intendono tassare il petrolio russo scegliendo, per contro, di finanziarlo con quasi 9 miliardi di euro e di scaricare il peso dell’operazione sui contribuenti«, dichiara Veronica Aneris, direttrice per l’Italia di Transport & Environment. «Per aiutare le persone in difficoltà esistono soluzioni migliori come ad esempio l’imposizione di dazi o tasse sul greggio proveniente dalla Russia. Invece di sovvenzionare gli automobilisti più ricchi, il sostegno potrebbe essere distribuito più equamente alle famiglie che ne hanno effettivamente bisogno».
All’origine della discrepanza che premia il 10% di automobilisti più benestanti – sottolinea il rapporto – c’è la loro propensione a utilizzare, spesso da soli, auto più lussuose, spaziose e che consumano più carburante. Secondo le stime, ad esempio, un taglio dei costi pari a 15 centesimi al litro si traduce in 6 mesi in un risparmio di 300 euro per un conducente di un modello BMW X5 contro i soli 85 euro calcolati per chi guida una Citroën C3. Coloro che utilizzano il trasporto pubblico, al tempo stesso, non ricevono alcun beneficio.
Al momento i governi europei non hanno ancora preso alcuna misura per ridurre gli acquisti di petrolio nel Continente preferendo concentrarsi sul taglio delle tasse. Eppure, ricorda T&E, un recente rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia ha rilevato come l’implementazione di dieci azioni strategiche da parte delle economie avanzate si tradurrebbe in un calo della domanda globale pari a 2,7 milioni di barili al giorno. Una quantità equivalente al consumo di tutte le automobili presenti in Cina. L’imposizione di una tassa, contemporaneamente, porterebbe ulteriori benefici: secondo le stime, un’imposta di 25 dollari al barile sul greggio russo garantirebbe alla UE un gettito annuale di 27 miliardi. La Russia, da parte sua, sarebbe costretta ad adeguarsi non avendo alternative sul breve termine rispetto alla vendita sul mercato europeo.
di Livio Acerbo #greengroundit #notizie – fonte
