Nel pieno delle polemiche dopo il no dell’orchestra e dei lavoratori della Scala alla tournée annullata in Egitto, il sovrintendente Dominique Meyer prova a gettare acqua sul fuoco e prova a fare chiarezza su quanto è accaduto. “Avevo ricevuto la proposta per fare una tournée in Egitto a settembre, ne riceviamo tante ogni giorno. In teatro si lavora così: dovevamo ancora valutarla. Ma quando i sindacati mi hanno spiegato che c’era il problema del caso di Giulio Regeni ho detto subito: “non la facciamo, se c’è questo problema”. Non mi aspettavo che ci fosse questa polemica. Che stava montando un caso l’ho scoperto ieri sera alla fine della recita di Thais di Massenet”. Meyer rivela che il primo a parlagli delle riserve sull’ipotesi di una trasferta in Egitto è stato Giuseppe Nastasi del Fials, che suona in orchestra. Poi, due giorni fa, è stata la volta di Paolo Puglisi, segretario della Slc Cgil. Il sovrintendente alla Scala “li ringrazia entrambi per avergli segnalato il problema”. Ma aggiunge: “Avrei spiegato tutto ai sindacati nei prossimi giorni, perché non c’era ancora nulla di ufficiale e oltretutto io avevo altre priorità. Mi avevano avvertito: guarda che su questa tournée potresti avere dei problemi. Li ringrazio per questo”. Meyer ricorda che era impegnato nella preparazione del Consiglio di amministrazione che ieri ha approvato la sua proposta di riorganizzazione della Scala, tra streaming e della digitalizzazione in tutto il teatro, e nella preparazione de La Dama di Picche di Tchaikovsky che è in programma dal 23 febbraio. “Per settembre ho altri progetti. Faremo una nuova edizione alla grande della Scala in città, l’anno scorso ha avuto un successo straordinario. Questa è la mia priorità in questo momento, non le tournée. Portare ancora la Scala nelle periferie e far incontrare il pubblico e gli artisti. La trasferta in Egitto per me era meno importante”.
Meyer ammette che non “era a conoscenza del caso Regeni”, ma solidarizza con la famiglia dello studente italiano turturato e ucciso in Egitto. “Ho visto quello striscione appeso sulla facciata di Palazzo Marino davanti alla Scala almeno cinquecento volte, ma quando vieni dall’Austria e dalla Francia a volte non sai certe cose. E’ successo tanti anni fa e io non ero ancora qui”. Poi sottolinea: “Non sono Dio, ma cerco sempre di risolverli i problemi, non crearli. Abbiamo passato mesi a cercare di convincere il pubblico a tornare a teatro e sono tornati. Queste polemiche allontano il pubblico e non ci sono mai state. La mia priorità ora è riportare la Scala a settembre nelle periferie”.
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