L’iniziativa del Carducci si è conclusa ieri con l’uscita degli studenti in corteo dopo sei giorni di assemblee e dibattiti e la sensazione, soprattutto per i più giovani che hanno cominciato le superiori durante la pandemia, di “ aver vissuto per la prima volta la vera atmosfera dell’istituto”. Le posizioni di una docente di latino e greco e di un ragazzo del collettivo ‘Mille papaveri rossi’ che ha organizzato l’occupazione.
L’insegnante: “Dopo la protesta costruiamo insieme una nuova strada”
di Elisa Mascellani
Scelgo ancora la democrazia, la vecchia e grigia democrazia, che è piena di difetti, ma è l’unica forma sperimentata che dà la stessa forza a tutti, e la stessa libertà, o almeno ci prova. E se parliamo di forza, dico subito che trovare una muraglia di maschi grandi e grossi che fanno picchetto davanti alla scuola (sono femmina, piccoletta e pure vecchiotta), che decidono con atto di forza chi deve entrare e chi no, mi fa montare il sangue alla testa. E non è ancora del tutto sbollito.
Scuola, il corteo degli studenti, flash mob in piazza Duomo: “Mobilitiamoci”. Beccaria terzo liceo autogestito
10 Febbraio 2022
Fatta questa premessa, si può parlare di tutto. E soprattutto di scuola. Volete una scuola diversa? La voglio anch’io, e con me una buona fetta del corpo docente. Ci possiamo provare (e ci stiamo anche provando, lo sapete bene) nonostante gli schemi che ci ingabbiano ( orari, cattedre, classi, perfino pagelle…). Qualche strumento c’è, ma bisogna usarlo. Perché nell’assemblea di istituto parlate d’altro e chiamate esperti esterni anziché parlare tra di voi? Nella commissione paritetica studenti-insegnanti avete fatto proposte molto interessanti sull’educazione civica. Certo, da giovani impazienti scalpitate sui tempi, sulla fatica delle procedure, sui compromessi. Abbiamo fatto negli anni scorsi giorni di cogestione bellissimi, anche se faticosi per chi ci si è messo.
Eppure non c’è un’altra strada. Dopo la giostra colorata dell’occupazione ( che esprime benissimo i vostri bisogni dopo la pandemia) o si pratica il confronto, il dialogo, la costruzione di progetti comuni con tutte le fatiche connesse, e si prova a cambiare qualcosa, oppure sarà stata un’esperienza di vita e poi tutto come prima. Volete una protesta politica più ampia, volete farvi sentire da tutti, esserci, contare qualcosa? Allora inventiamo un modello di scuola diverso, parliamo con gli strumenti che la cultura, quella vera e non libresca, ci consente di usare. Non credo che vi accontentiate dell’articolo di giornale sull’occupazione al Carducci e che vi facciate lisciare del paternalismo a vagonate che vi circonda.
Non accontentatevi dell’occupazione. Noi ci siamo, e sapete benissimo che non siamo controparte: al nostro stesso interno c’è chi lavora per il cambiamento e chi per la conservazione di un modello di scuola: siamo costantemente in discussione, e meno male. Superata la fase del megafono, dei fischi e degli applausi, che pure ha la sua funzione, verremmo meno al nostro compito se non percorressimo insieme un processo democratico di cambiamento. Suona male, forse, ma è maturazione politica. È chiedervi troppo? Non al Carducci. Ci vediamo lunedì.
Lo studente: “Il dialogo è possibile ma più attenzione alla sfera psicologica”
di Samuele Carazzina
Abbiamo deciso di occupare la nostra scuola, il liceo classico Carducci, per mandare un messaggio che crediamo altrimenti non sarebbe passato: noi studenti stiamo prendendo coscienza del fatto che la scuola è un luogo per cui dobbiamo batterci attivamente. Noi ce ne siamo riappropriati simbolicamente per una settimana. Sull’onda delle perplessità condivise da molti studenti e concernenti soprattutto la deriva aziendalistica presa dalla scuola italiana, di cui individuiamo nell’alternanza scuola- lavoro il sintomo più lampante, abbiamo scelto per farci ascoltare di fare un’azione forte. Dopo due anni di pandemia in cui la socialità a scuola ci è stata negata non potevamo più fingere che tutto andasse bene.
Liceo Beccaria occupato a Milano, cresce la protesta nelle scuole: “Adesso ascoltateci”
10 Febbraio 2022
In queste sei giornate abbiamo organizzato attività e gruppi di discussione tenuti da studenti e da esperti esterni. Dibattiti, musica o lezioni di filosofia hanno contribuito a creare un ambiente costruttivo di crescita personale nel modo di concepire la scuola. Sabato noi studenti abbiamo partecipato a una grande assemblea conclusiva aperta a tutti, studenti e docenti, per raccontarci cos’è stata questa settimana per noi. È stato un momento ricco e anche commovente: molti hanno preso la parola, spiegando come si siano sentiti coinvolti attivamente nella protesta o partecipi come mai prima di una comunità scolastica.
Ovviamente chi non era d’accordo con l’occupazione ha potuto partecipare all’assemblea, anche se in pochi hanno preso la parola in questo senso; un professore ha risposto all’invito ed è intervenuto. Non possiamo dire di essere riusciti in questi giorni a instaurare un vero dialogo con il corpo docente, ma confidiamo che possa accadere in futuro. Vorremmo che questo dialogo vertesse sui temi del benessere psicologico, della socialità e della comunicazione tra professori e studenti. La nostra occupazione è rivolta contro le politiche del ministero, ma abbiamo anche argomenti di cui discutere con i docenti. Spesso abbiamo avvertito la mancanza di una risposta adeguata ai bisogni della sfera emotiva e psicologica.
Vorremmo che si andasse nella direzione di una scuola meno burocratizzata e meno improntata alla produttività, che non soffochi lo studio nel disinteresse e che apra la mente a ciò che succede nel mondo. Il gran numero di occupazioni e cortei in tutto il Paese dimostrano che le nostre azioni non sono né una goliardata né un capriccio. Stiamo imparando che le azioni di ciascuno possono cambiare le cose.
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