Era la sera del 28 novembre 2017 quando in una sala del Chiostrino di Sant’Eufemia, a Como, un manipolo di teste rasate provenienti soprattutto da Veneto, Lombardia, Liguria e Emilia Romagna interruppero all’improvviso una riunione di volontari di Como Senza Frontiere durante la quale si stava decidendo l’organizzazione e la distribuzione di aiuti – generi alimentari, coperte – ai migranti in transito nella città lacustre. I naziskin accerchiarono i presenti – quasi tutti spaventati dalla violenza del blitz – obbligandoli a sospendere i lavori per ascoltare la lettura di un farneticante volantino contro l’immigrazione e gli amici degli immigrati. Un atto in puro stile fascista. Bomber, anfibi, cranio rasato, i militanti del Veneto Fronte Skinheads dopo la lettura del comunicato di protesta lasciarono la sala e uno dei capi che guidarono il blitz disse “adesso potete riprendere”.
La vicenda – il video dell’irruzione fu pubblicato la mattina dopo da Repubblica.it – destò clamore, sconcerto e indignazione. E diventò un caso politico. Alle proteste e alle condanne unanimi da parte del centrosinistra, fecero da contraltare le dichiarazioni di Matteo Salvini che parlò di “quattro ragazzotti esuberanti” e sottolineò che il problema erano gli immigrati e il buonismo di chi li fa entrare in Italia.
“Non si risolve così il problema – disse il leader leghista -. Ma il problema vero non sono i quattro ragazzi che hanno fatto irruzione, ma un’immigrazione fuori controllo, voluta da qualcuno e organizzata”. Pochi giorni dopo il blitz neofascista, il Pd organizzò una manifestazione a Como. “Siamo in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe lo fossero tutte le forze politiche”, disse l’allora segretario Matteo Renzi. Che sull’episodio invitò tutti a essere unanimi nel condannare ogni tipo di violenza di impianto fascistoide.
Como, l’irruzione degli Skinheads nella sede dei volontari pro-migranti: 13 gli indagati dalla Procura
07 Gennaio 2019
Le indagini della procura di Como – coordinate dal pm Simona De Salvo – portarono all’identificazione e alla denuncia di tredici persone. Tutte rinviate a giudizio. Stasera è arrivata la sentenza di primo grado, con le tredici condanne decise dal giudice Emanuele Quadraccia. Detto delle pene, per quanto riguarda la richiesta danni non è stata riconosciuta alcuna provvisionale e l’eventuale risarcimento potrà essere valutato in separata sede. “Siamo molto soddisfatti – commenta l’avvocato Gianluca Giovinazzo, che assiste le parti civili – Con questa sentenza è stato acclarato che il blitz del 27 novembre 2017 è stato illegittimo ed è stato commesso un reato”.
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