Omicidio di Gigi Bici, le lettere sgrammaticate di minaccia e gli appelli in tv: i passi falsi di Barbara Pasetti

“Vedranno, tanto devo andare all’inferno perché ho fatto ammazzare un uomo. Quindi sai che c… me ne frega”, e giù una solenne bestemmia, “di te e degli altri. Non ho più scrupoli io”. Il 17 dicembre, tre giorni prima che venisse scoperto il cadavere di “Gigi bici”, Barbara Pasetti era al telefono con l’ex marito Gian Andrea Toffano. I toni erano espliciti, l’allusione all’omicidio di Luigi Criscuolo (il 60enne commerciante di due ruote scomparso dall’8 novembre) fin troppo chiara. Del resto, a Cura Carpignano, il paese in provincia di Pavia dove vive la 39enne sedicente fisioterapista, lo sapevano tutti quanto odiasse l’ex consorte. Aveva proposto fino a 30mila euro per toglierlo di mezzo allo stesso “Gigi bici” e a due dei suoi più cari amici, compreso il meccanico Ramon Pisciotta.

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Ma il rapporto tra la donna e Toffano è uno degli aspetti più contorti di una vicenda sconcertante di suo: nel primo pomeriggio del 20 dicembre, Barbara Pasetti scatta una foto al cadavere di Criscuolo, la invia con cellulare all’ex (“È persona che non c’è più, stesa…”) e gli chiede di stamparla. Poi lo ricopre sotto un cumulo di foglie e rami secchi, fuori dal cancello del suo canale, e lo fa ritrovare, dicendo che ad accorgersi del corpo è stato il figlio. Il 22 dicembre la donna è davanti alle telecamere della Vita in Diretta. Sventola la foto del cadavere di “Gigi bici”, quella inviata a Toffano, guarda l’obiettivo e si rivolge alla fantomatica mano anonima che gliel’avrebbe spedita: “Che cos’è che vuoi da me? Dimmi, scrivimi ancora un biglietto e dimmi che cosa ci devo fare. Darlo alla Polizia, farla recapitare alla figlia, dimmi che cosa vuoi da me”.

A Katia Criscuolo, secondo la ricostruzione del gip Luigi Riganti, Barbara Pasetti aveva mandato soltanto biglietti di grottesche minacce. La fisioterapista, infatti, al momento resta in carcere solo per estorsione, ed è solo indagata per l’omicidio di Criscuolo – freddato da un proiettile alla tempia mentre era sulla sua Volskwagen Polo – e per l’occultamento del suo cadavere. Dal 23 novembre, infatti, Pasetti aveva preso a scrivere inverosimili biglietti, volutamente sgrammaticati, firmandoli in cirillico “??????? ?????”: mafia russa. “Con noi lui deve noi 390.000 che lui presi da rapina in vostra zona”, diceva il primo, consegnato nelle mani di Pisciotta, “altrimenti lui muore”.

Gli altri li aveva disseminati tra buche delle lettere, cabine telefoniche e la chiesa della Sacra Famiglia: “Cifra che lui deve dare 390 mila euro ma accordata con signora 350… se vuoi accettare pubblica tu Facebook una pagina con verde tanto verde e noi capire se no rosso noi lui basta fare sparire per sempre poi toccare voi”. Già, perché le minacce puntavano anche ai congiunti di “Gigi bici”, anche dopo l’annuncio della sua morte e scendendo nella richiesta a 300mila euro: “NON DIRE DI QUESTA LETTERA, sennò noi che voi curiamo già da tempo noi, voi fare compagnia a traditore ladro ormai morto per vostra volontà. Sparato in faccia…”.

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Ma aveva commesso un errore clamoroso, Pasetti, pedinata dalla Squadra mobile pavese: spedire via mail le minacce a una copisteria per poi farle stampare e imbustare. Con quel tono artefatto da film dei fratelli Coen: “Senno noi iniziare tra 8 giorni a prendere uno alla volta compagno Katia, sorella Stefania, figli piccolini e uccidere, e fare piccoli pezzi per cibo miei maiali”. Martellando con quell’italo-russo da fumetto: “Noi essere veramente coloro che mai si pensa di incontrare in vita e meglio no fare arrabbiare”. Infine, sfruttando le telecamere Rai, Barbara Pasetti aveva cambiato film, ispirandosi a Natural born killers. “Sfruttando l’esposizione mediatica che l’ha illuminata dopo la scoperta pilotata del 20 dicembre – scrive il gip – Barbara Maria Pasetti ha seguito un piano volto a creare artatamente un clima fortemente intimidatorio, del quale fingeva di essere vittima e che attribuiva a rapitori sicuramente inesistenti”. Questo per l’estersione. In attesa di ritrovare i riscontri alle ipotesi più gravi.

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