Industria e costruzioni tirano il Pil in Lombardia: +7% nel semestre. Le incognite da contagi e forniture

Segnali diffusi di recupero, che per molti settori (manifattura e costruzioni su tutti) significa avere archiviato lo choc della pandemia. Ottimismo tra le imprese, che in più di otto casi su dieci contano di chudere l’anno in positivo e per due terzi hanno confermato se non ampliato i loro programmi d’investimento. Su un quadro molto dinamico per l’economia lombarda, quello che emerge dall’aggiornamento congiunturale di Bankitalia, pesano però due incognite. In primo luogo, l’evoluzione della crisi sanitaria, che non ha caso ha portato il leadr degli industriali, Carlo Bonomi, ha rimettere sul tavolo l’idea di obbligo vaccinale . “Il rischio diretto è che la crescita dei contagi riporti a chiusure parziali”, hanno spiegato Giorgio Gobbi e Paola Rossi, alla presentazione di ieri in via Cordusio. I numeri italiani e l’approccio del governo propendono, per ora, per far escludere queste eventualità, ma resta un “rischio al ribasso” sulle prospettive di ripresa. Ma poi ci sono i possibili effetti indiretti, due in particolare: siamo un territorio votato all’export (le esportazioni di beni Made in Lombardia sono salite del 22,6% nel primo semestre, già sopra i livelli del 2019 con l’eccezione di sistema moda, auto e macchiari) e quindi gli eventuali lockdown dei nostri partner (Germania in testa) presenterebbero il conto anche da noi. In secondo luogo, “una diffusione del virus impatterebbe sul clima di fiducia, con impatto negativo sui consumi”.

Detto dell’incognta pademica, l’altro possibile granello di sabbia nel motore della ripesa arriva dalle difficoltà nelle forniture e dal caro-materie prime, in primis beni energetici. Sei imprese su dieci, nel sondaggio che si è tenuto tra settembre e ottobre, hanno già denunciato difficoltà di approvvigionamento per l’indisponibilità e gli aumenti del costo di commodity e componenti. Per far fronte ai rincari, hanno scaricato i costi sui consumatori o hanno ridotto i margini.


Al netto di queste necessarie cautele, il rapporto è pieno di segnali di forza. Il Pil regionale è salito del 7% nel primo semestre dell’anno, in linea con la media nazionale; e le indicazioni raccolte dagli economisti presso le imprese lasciano pensare che anche il terzo trimestre sia stato forte, più di quanto avvenuto nel resto del Paese. “Nell’industria – ha spiegato Rossi – poco meno dei due terzi del campione ha raggiunto o superato i livelli di fatturato del 2019”. Gli affari dei costruttori sono del 6,9% superiori all’anno pre-Covid, grazie ai bonus edilizi (il 60% ha beneficiato del Superbonus) e alla ripresa del mercato immobiliare: +55% per le transazioni, +1,6% per le quotazioni e nuovi mutui erogati per 6,7 miliardi nel semestre, dieci punti sopra la media del triennio precedente la crisi. Anche i servizi si sono rimessi in moto, ma più a macchia di leopardo: il commercio al dettaglio ha praticamente chiuso il gap (-0,6% sul primo simestre 2019), mentre ingrosso, servizi alle imprese e soprattutto alloggio e ristorazione restano ancora molto indietro (-5,8%). Di spazio per risalire ce n’è, contagi permettendo, se si considera che i turisti stranieri hanno ancora latitato e che le 32 manifestazioni fieristiche programmate tra giugno e fine anno dimostrano come Milano sia un polo attraente per tutto il mondo.

Finalmente qualcosa si muove anche per l’occupazione: in otto mesi, il saldo tra aperture e chiusure di contratti di lavoro dipendente è positivo per 66mila. E la fine del blocco dei licenziamenti non ha portato a un boom di cessazioni.

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