Covid Lombardia, con Omicron malati aumentati di 7 volte: ma meno vittime e ricoveri in intensiva

di Gianni Santucci

Il confronto con la terza ondata, a febbraio 2021. In crescita gli ingressi nei reparti Covid ordinari: 827 in due settimane. I no vax, pur essendo una minoranza della popolazione, sono circa il 60% dei malati gravi

Meno vittime, meno pazienti che entrano in terapia intensiva, un po’ di più invece quelli che vengono ricoverati nei reparti Covid ordinari: pur con un numero di malati che oggi è sette volte superiore, e con i no vax che rappresentano circa il 60 per cento dei malati gravi. Questo è il quadro che emerge se si mettono a confronto la recente ondata Omicron (la quarta), con la terza impennata della pandemia, quella che partì nella settimana tra l’8 e il 14 febbraio del 2021. All’epoca, la campagna vaccinale era appena partita e copriva a malapena una parte degli operatori sanitari e delle fasce d’età più a rischio. Oggi lo scudo del farmaco è molto più esteso e profondo, e sta dimostrando la propria efficacia anche contro la variante «sudafricana».

I pazienti critici

La valutazione deve partire dal contesto generale del numero dei malati. La seconda ondata (quella drammatica quasi quanto la prima), che arrivò dopo un’estate quasi zero-Covid nell’autunno 2020, partì tra 5 e 11 ottobre con 6mila nuovi contagiati in Lombardia nella prima settimana, a cui si aggiunsero i 15mila della seconda e i 26mila della terza settimana di ottobre.

Sono queste le due settimane (seconda e terza) su cui bisogna concentrarsi per valutare le conseguenze gravi del virus, e cioè capire quanti malati gravi e decessi abbiano provocato le diverse ondate. Ebbene, dopo la partenza, nei 15 giorni successivi l’ondata di autunno 2020 portò un aumento di 183 pazienti in terapia intensiva (passaggio da 48 letti occupati, a 231).

Gli ingressi in terapia intensiva, pur con un numero di malati paragonabile, si è notevolmente ridotto nella terza ondata, quella iniziata tra l’8 e il 14 febbraio 2021: nella seconda e terza settimana dopo l’impennata dei contagi, i posti letto occupati furono 62 in più, passando da 364, a 426 nel giro di 14 giorni.

La crescita si è ancora ridotta con l’attuale ondata Omicron: più 56 posti occupati in terapia intensiva tra 20 dicembre e lo scorso 2 gennaio (passaggio da 160, a 216). Punto chiave: questa riduzione delle malattie severe ha un peso ancor maggiore se messa in rapporto con il numero di malati complessivo. Basti pensare che oggi la Lombardia registra in media in un solo giorno oltre 27mila nuovi malati, quelli che nella primavera scorsa venivano individuati in tutta una settimana.

E se pur il quadro può essere fuorviato dal fatto che oggi si fanno molti più tamponi (fino a quattro volte in più rispetto a un anno fa) la mole attuale della malattia diffusa resta comunque molto più elevata.

No vax e ospedalizzati

Per completare il quadro, bisogna ricordare che oggi tra i ricoverati in terapia intensiva in Lombardia (dato in linea con quello nazionale) almeno 6 su 10 sono senza vaccino. E questo resta un tema chiave, come spiega un epidemiologo che lavora in ambito istituzionale: «Nel quadro attuale abbiamo due segnali importanti che autorizzano speranza e due aspetti che danno un po’ di preoccupazione per il futuro prossimo. Da una parte sappiamo che il vaccino protegge dalla malattia grave e vediamo che forse con questa variante il virus si sta in qualche modo “normalizzando”. Dall’altra parte, pur se lentamente e non in linea con l’impennata dei contagi, i ricoverati in terapia intensiva continuano ad aumentare, a un passo di quasi dieci posti letto in più occupati al giorno. E in più la prossima settimana riapriranno le scuole, un passaggio che, come vediamo ormai da due anni, in qualche modo rinforza la circolazione del virus».

Nelle due settimane successive alla «partenza», la quarta ondata ha finora provocato un aumento di 827 ricoveri ordinari, più della terza (che ne portò 556 in più, nello stesso periodo di riferimento), ma molti meno rispetto alla seconda (quasi 2mila ricoveri in 14 giorni).

Decessi e tendenza

Anche se si guardano i decessi, sempre nello stesso periodo di due settimane successive all’inizio delle diverse impennate, Omicron ha provocato finora 404 decessi, meno dell’ondata di primavera 2021 (furono 580), ma più dell’autunno 2020 (250). Ma in quel caso l’ondata, nel susseguirsi di zona arancione e rossa, si sviluppò sul lungo periodo, portando 10mila morti in quattro mesi. I prossimi 10 giorni saranno decisivi per valutare se gli attuali segnali di contenimento reggeranno.

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4 gennaio 2022 (modifica il 4 gennaio 2022 | 07:15)

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